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NON LUOGHI

Il neologismo nonluogo coniato da Marc Augé negli anni Novanta definisce tutti quegli spazi che hanno la peculiarità di non essere identitari, relazionali e storici in contrapposizione ai luoghi antropologici fortemente connotati dal passato e dalla stratificazione della presenza umana.

I nonluoghi sempre secondo Augé sono un prodotto della surmodernità altamente rappresentativo della nostra epoca caratterizzata dalla precarietà assoluta, dall’instabilità, dal continuo cambiamento e dall’individualismo solitario. Sono nonluoghi tutte quelle strutture necessarie per la circolazione e il trasporto di persone e beni quali le autostrade, gli aeroporti, le stazioni oppure quelle create per il tempo libero centri commerciali e parchi divertimento ad esempio o all’insegna della provvisorietà come può essere un campo profughi. Insomma luoghi in cui tutti vi transitano ma nessuno vi abita.

Inoltre con il termine nonluogo viene indicato anche il rapporto che si crea tra gli individui e quegli stessi spazi, relazione all’insegna dell’incomunicabilità o meglio non-relazione.

Piero Scandura nella recente produzione artistica della serie Stanze sembra indagare proprio i nonluoghi, strappandoli al loro anonimato e raffigurandoli sulla tela. Il suo approccio è intimistico, quasi metafisico e surreale, proteso verso una dimensione estetica ed emozionale. Interesse che si amplia con naturalezza verso l’architettura, la grafica e il design. Infatti sono proprio gli oggetti di design sedie, divani, poltrone, chaise longue a creare il punctum dell’intera composizione rendendola estraniata ed estraniante al contempo. Oggetti con i quali facilmente lo spettatore abituale frequentatore di nonluoghi instaura un processo di identificazione, alienazione e solitudine.

Nella mostra in corso l’artista e il curatore alla ricerca di un sottile gioco intellettuale e ossimorico hanno collocato le Stanze all’interno di uno spazio come la Sala degli specchi e degli Svizzeri dalle fortissime connotazioni storiche e antropologiche. Una compresenza inusitata e fortemente spiazzante, quasi alla ricerca di una terza identità ancora da definire.

Per accentuare ulteriormente il contrasto, oltre alle pitture, alcune installazioni che invadono lo spazio concorrono al rafforzamento del binomio antitetico luogo-nonluogo.